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Basket: sport per tutti contro ogni barriera

 

La mente di una persona che pensa a uno sport di squadra va subito al calcio. In Italia è lo sport nazionale per eccellenza, quasi una patologia collettiva: tutti ne parlano, tutti si sentono tecnici. Esistono però anche i cosiddetti sport minori, tra i quali il basket, un gioco di squadra che consiste nel buttare la palla dentro a un cerchio, un gesto semplice che può ricordare quello dell’impiegato che prova a gettare la pallina di carta nel cestino per non alzarsi; dietro l’apparente semplicità però il basket è uno sport allo stesso tempo complicato, con una storia e una tradizione che hanno le loro radici negli Stati Uniti d’America.

Si narra infatti che James Naismith, nato il 6 novembre 1861 ad Almonte, Ontario, Canada, professore di educazione fisica presso lo Springfield College (Massachusetts), intorno all’anno 1891 abbia inventato, per i propri scolari, un gioco da praticarsi al caldo di una palestra.

Da quanto sappiamo, il nostro professore cercò di creare un gioco di squadra che movimentasse le giornate noiose passate in palestra a lavorare con gli attrezzi ginnici tradizionali.

Con grande solerzia, nel corso dei suoi studi, redigeva appunti su fogli di carta che poi sistematicamente appallottolava insoddisfatto.  Sembra che abbia avuto l’intuizione del basket dal gesto di gettarli in un cestino: due squadre opposte, due cesti appesi al muro della palestra, con l’obiettivo di fare centro senza farsi male. A tale scopo introdusse 13 regole fondamentali che ancor oggi costituiscono la base del gioco che conosciamo.

Di per sé il basket è un gioco fisico in cui nel corso dei decenni si è arrivati, sia in campo maschile che femminile, ad elevati livelli di agonismo e tecnica e per il quale serve dunque un’ottima preparazione atletica sul piano della resistenza e della potenza.

Una partita, che dura 4 tempi di 10 minuti “effettivi” ciascuno (il tempo viene fermato in fase di palla “morta”, cioè non in gioco), impegna duramente gli atleti, con continui rovesciamenti di fronte sul parquet (che misura 28 x 13), velocissimi scatti e continui salti a rimbalzo sotto i tabelloni.  In panchina siedono dai 10 ai 12 giocatori per team a seconda del tipo di manifestazione; sul parquet ad inizio gara ne scendono solo 5 di questi (il cosiddetto starting-five), ma è normale che nel corso della partita se non tutti almeno 9-10 sostituiscano i compagni per ragioni tattiche e per consentire loro di riposarsi (una gara di 40 minuti effettivi dura in realtà circa 90-100 minuti). Nel basket infatti non ci sono limiti alle sostituzioni e tutti possono entrare e uscire nelle varie fasi di gioco. Solo per un espulsione o per raggiunto numero di falli (5 o 6 a seconda del campionato) un giocatore perde il diritto di partecipare al gioco. Fin dalla sua nascita il basket non prevedeva il pareggio: una squadra doveva per forza uscire vincitrice e quindi, se alla fine dei 4 tempi si verificava tale situazione, via al tempo supplementare (5 minuti effettivi); se questo non bastava, si proseguiva.

Da qualche anno la FIBA (il governo mondiale di questo sport) ha stabilito che solo in competizioni internazionali per squadre di club, in turni ad eliminazione diretta con gare di andata e ritorno, è possibile che una gara termini in parità, in quanto la qualificazione sarà assegnata in base alla differenza canestri complessiva dei due incontri.  

Nel mondo di oggi il basket, da sport con poche manifestazioni e modesta risonanza mediatica quale era alle origini, è diventato un gioco che appassiona miliardi di persone, con qualche milione di seguaci anche nel nostro paese; basti pensare che ogni Stato del pianeta (tranne alcuni arabi) ha un’emittente televisiva o radiofonica o un giornale che dedicano spazio settimanale al Campionato più famoso, quello statunitense della NBA (ed alla versione WNBA, per signore). Oggi poi con Internet e TV satellitari possiamo parlare di vera globalizzazione di questo sport.

Il basket ha avuto successo perché, al di là dell’agonismo e dello spettacolo avvincente, è anche  sport pulito, basato sulla correttezza e sulla sportività verso l’avversario, in cui la parola doping si è sentita raramente, anche se le pecore nere non mancano ma vengono prontamente espulse senza appello; è uno sport senza barriere, e questa  forse è la cosa più bella della palla a spicchi.

Nel basket non c’è separazione tra il pubblico e il campo, solo ringhiere basse, facilmente scavalcabili, che delimitano il terreno di gioco dagli spalti, e non c’è alcuna divisione neppure tra le tifoserie. Raramente sono state registrate risse tra i tifosi, limitate a scazzottate da bar Sport. Impossibile voi direte? Forse si riesce a mantenere questo sport, come altri, pulito, perché non vi sono quegli interessi economici, di potere e di prestigio, che altrove avvelenano società e tifoserie; ci si può arrabbiare con uno degli arbitri (da 2 a 3 a seconda del tipo di campionato e di manifestazione) per un errore presunto o vero da lui commesso – provate a vedere la velocità del gioco e la frazione di tempo in cui uno deve giudicare l’infrazione di passi e poi dite se è impossibile sbagliare - ma mai comunque si è sospettato o si sospetterà il dolo da parte di chi governa il gioco.

Il basket, questo sì, in tutto il mondo vive grazie agli sponsor; sconosciuti sono i Presidenti “padri padroni” che investono per guadagnare, e gli addetti ai lavori sono cresciuti nell’ambiente  assimilandone i concetti di sportività e lealtà. Se da un lato questo è positivo non si può nascondere che spesso vari club anche gloriosi scompaiono o si ridimensionano solo perché qualche sponsor non ha continuato il rapporto.

In Italia si gioca al basket dal 1907, con la traduzione delle regole del gioco di Ida Nomi della Federginnastica, che creò il nome di "Palla al cesto". Nel 1920 lo sport venne ammesso nella Federginnastica e contestualmente si disputò il primo campionato anche se “non ufficiale”; nel 1922 venne approvato lo statuto costitutivo della Federazione Italiana Basket-Ball.

Nel 1930 la Federazione venne riconosciuta dal CONI e si trasferì a Roma sempre nell'ambito della Federginnastica, divenendo autonoma nel 1931.

Nel 1932 venne costituita a Roma la Federazione Internazionale (AIBA). Negli anni Trenta quindi il basket divenne sport con diffusione nazionale anche se cominciò veramente a diffondersi in Italia con l’arrivo delle truppe di liberazione nella seconda guerra mondiale.

E questo sport ha fatto molto, e continua a farlo, anche sul piano sociale; la mitica NBA statunitense, il campionato più importante al mondo, era nato come sport d’élite per i soli bianchi; i neri, ben più forti, potevano aspirare solo ad essere selezionati nei celebri Haarlem Globetrotter, creati apposta per  dare un futuro a chi usciva dal college e voleva rimanere in questo sport.

Ma la capillare diffusione della pallacanestro in questo paese ad ogni livello scolastico, la crescente massa di giocatori neri che risultavano tagliati fuori dalla possibilità di continuare a giocare ad alto livello e quindi di guadagnarsi da vivere ha incrinato le convinzioni dei pochi che continuavano a far finta di non vedere. Ed ecco quindi apparire quei campioni che hanno fatto grande questo sport e che non si possono citare tutti per ragioni di spazio.

Oggi il campetto da basket – il mitico play-ground, magari non tracciato e con tabelloni e canestri di legno,  – lo troviamo in tutto il mondo ed in tutti i luoghi, senza distinzione di ricchezza, religione, ceto sociale ecc.; ormai anche dagli Stati dell’Africa, dell’Asia e del Sud America, una volta “chiusi” a questo sport, arrivano in NBA (e WNBA) campioni più forti dei giocatori locali.

Il successo della pallacanestro è dovuto anche al fatto che è uno sport basato sui secondi, perché fino al suono della sirena finale l’esito di un incontro non è mai scontato. È uno sport da vivere intensamente, attimo per attimo, veloce e raramente noioso, con poche regole facili da comprendere. Durante una partita le azioni si susseguono su tutti i fronti e può capitare che chi è stato avanti di molti punti nelle prime fasi poi alla fine perda l’incontro. Poiché la squadra conta molto, ma un po’ d’individualismo non guasta mai, lo spettatore aspetta paziente il momento in cui  il campione finirà l’azione con un gesto atletico da spettacolo, una schiacciata, una stoppata e via dicendo. Gesti che hanno reso celebri nomi tipo Kareem Abdul-Jabbar (statunitense, nero, musulmano, ma guai a chi lo tocca in USA, membro storico della Hall of Fame), Magic Johnson, Wilt Chamberlain, Michael Jordan, Larry Bird e tanti altri.

In Italia il basket come tutti gli sport ha categorie che partono dal livello provinciale fino ad arrivare a quello nazionale, ove da alcuni anni i settori professionistici (A1 e A2 maschile) sono divisi da quelli semiprofessionistici e/o dilettantistici.

Andiamo però a conoscere meglio questo sport nella nostra realtà locale. Nella provincia della Spezia abbiamo nel settore femminile la punta di diamante della Regione Liguria: il Basket Spezia Club, meglio conosciuto come TermoCarispe, che milita da 8 anni in Serie A1 femminile e si appresta a disputare la sua nona stagione di vertice. Punta di diamante perché per ben 3 volte negli ultimi 5 anni ha portato il nome della città e della regione in Europa, partecipando alla Fiba Cup e raggiungendo sempre i quarti di finale, piazzandosi cioè fra le prime 8 su almeno 54 iscritte.

Nel campionato italiano la squadra ha disputato sette volte i play off (fase finale a eliminazione diretta) arrivando per 3 volte al terzo posto finale. Risultati importanti per una piazza storicamente “povera” di sponsor in grado di consentire alla Società l’ultimo salto di qualità, leggi gradino più alto del podio. Il seguito dei tifosi è massiccio: in partite casalinghe di regular season ci sono 800-900 tifosi (l’impianto di Via Parma in cui si gioca non ne contiene di più); in occasione di partite Europee o di finali play-off il Termocarispe, nell’altro Palazzo dello Sport cittadino, è riuscito a mettere insieme oltre 2.000 persone, ospiti esclusi.

Naturalmente la nostra Provincia non è solo Termocarispe; a dimostrazione della ormai capillare diffusione del basket abbiamo altre squadre femminili in terza serie ed a livello giovanile.

Nel settore maschile in serie C1 troviamo lo Spezia Basket Tarros, presente da decenni nei Campionati Nazionali, in qualche occasione anche salito in B, ed una giovane realtà nata da pochi anni, il “Basket Follo e Ceparana”. Nelle serie regionali, provinciali e giovanili sono numerosi i club, espressione spesso di quartieri cittadini, che continuano a propagandare lo sviluppo dello sport. Ma anche La Spezia ha avuto una squadra maschile nell’olimpo del basket di A: il CRDD, la squadra nata nella palestra del circolo ricreativo dei dipendenti difesa che nel campionato 63-64 sfidò le mitiche scarpette rosse della Simmenthal di Milano. Oggi la società non c’è più o meglio non ha più lo stesso glorioso nome in quanto sono cambiate regole che vanno oltre lo sport, ma il codice di affiliazione alla FIP (000173) è stato ereditato dalla nuova società, il Dielleffe Basket. Pensate che ad oggi l’ultimo codice assegnato dalla FIP ad una nuova affiliata è 050933. Ecco la conferma, in circa un secolo il Basket in effetti un po’ si è sviluppato.

Numerose informazioni su questo sport le trovate su internet: vi riportiamo alcuni siti che potete visitare:

www.basketspeziaclub.com  à il sito delle ragazze del TermoCarispe

www.fip.it à il sito della Federazione Italiana Pallacanestro

www.nba.com à il sito della Lega Americana

 

Michele Paganini Ufficio Stampa e scouting Termocarispe 

 

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